Counseling e Scuola: educare nella complessità

In un tempo molto breve c'è stato il passaggio da una società relativamente stabile a una società caratterizzata da molteplici cambiamenti che hanno portato a una modificazione del paesaggio educativo e dell’orizzonte culturale della scuola e della famiglia, definendo nuovi scenari imprevedibili e, spesso, difficili da controllare.
All’interno del complesso paesaggio educativo diventa necessaria una ridefinizione degli spazi relazionali, soprattutto tra le due principali agenzie formative, scuola e famiglia, secondo un circuito di scambio, di rispetto dei relativi ambiti di esperienza e di valorizzazione delle esperienze.

La complessità che connota, quindi, la vita quotidiana degli studenti e delle loro famiglie rende necessario immaginare un nuovo orizzonte culturale, in cui la promozione della maturazione della persona sia la priorità della comunità educante.
Diventa così necessario che tutti gli elementi del sistema si attivino per promuovere lo sviluppo nella e della comunità, immaginando un progetto evolutivo di crescita e maturazione nell’ottica dell’empowerment e dell’autoefficacia.
Ed è proprio in questo contesto che la pratica del counselling scolastico esprime al meglio le sue caratteristiche come mediatore dei processi di trasformazione, come opportunità di crescita in situazioni “critiche”, come intervento di aiuto per l’individuazione e l’uso delle risorse soggettive e comunitarie disponibili, al fine di creare comunità educative resilienti. 

Fra le finalità di ogni intervento di counselling scolastico c’è quella di valorizzare le risorse dell’individuo, dell’ambiente e della comunità scolastica al fine di permettere agli insegnanti, ai genitori e agli alunni di governare processi di cambiamento all’interno della complessità educativa.

La parola al professionista: la relazione di aiuto è come una danza circolare

La relazione d’aiuto è come stare in una danza circolare, di ascolto, di scoperta, di trasformazione: la risposta è dentro di te, se vuoi possiamo cercarla insieme.

Sentirsi parte del gruppo classe

Quando un bambino è veramente integrato in un gruppo classe senza vivere marginalmente all'interno di esso? Sicuramente è ben integrato quando sperimenta il bisogno di appartenenza, controllo e affetto.

Strategie di gestione delle attività in classe

Secondo Bruner (1964), si può spronare uno studente ad affrontare un argomento complesso, facendogli scoprire quanto la nuova conoscenza possa dare un “potere” importante e necessario.

Come spiegare la guerra ai bambini

Le immagini, i filmati dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia non sono facili da elaborare per nessuno, ma possono diventare particolarmente difficili per i bambini e gli adolescenti. Essi, infatti, dal momento che hanno molti meno strumenti degli adulti per interpretare quello che sta succedendo e per razionalizzarlo, di fronte a queste immagini, potrebbero rimanere confusi e turbati.

Apprendimento al tempo di internet: tra surfismo e immersione

Un primo passo è quello di non considerare marginale il rapporto che l’esperienza digitale ricopre nel quadro della realizzazione dei compiti evolutivi dell'adolescente.

La famiglia digitale: del senso di colpa alla relazione

Il nuovo paradigma educativo attualmente messo in atto nelle famiglie registra, innanzitutto, una sempre più evidente riduzione della simmetria dei ruoli di genere; si assiste al passaggio dal ruolo alla relazione, sia tra marito e moglie che tra genitori e figli e aumenta la negoziazione.

Leggere la relazione alunno-insegnante attraverso la Teoria dell'Attaccamento

L'ambiente scolastico rappresenta un contesto di elezione all'interno del quale si possono creare dei legami di attaccamento extra familiari fondamentali per lo sviluppo sociale del bambino.

Cosa fare se gli studenti creano problemi agli insegnanti

Da numerose analisi sui messaggi di confronto emerge che di solito gli insegnanti utilizzano il pronome personale tu (Smettila! Cerca di non disturbare! Siediti e segui la lezione). Questi messaggi in seconda persona non forniscono informazioni sullo stato d’animo dell’insegnante, su quello che prova ma si concentrano solo sullo studente.

L’empowerment a scuola

Se consideriamo come obiettivo fondamentale della pedagogia quello di permettere la completa realizzazione della persona e il pieno sviluppo delle sue potenzialità, viene da sé che l’insegnamento dovrebbe essere orientato ad attivare il senso di empowerment di ogni singolo allievo al fine di renderlo parte attiva all’interno di una comunità competente.

La scuola che cambia: una revisione del ruolo

E' necessaria una revisione della funzione stessa della scuola che non può più essere solo un luogo in cui si forniscono i contenuti del sapere ma deve diventare un’agenzia educativa – formativa che faccia attenzione all’aspetto affettivo – emotivo - relazionale del bambino e dell’adulto.


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