Come si blocca la comunicazione in classe

Le modalità di rimprovero e critica dovrebbero essere costruttive e positive.


Gli insegnanti, pur essendo motivati ad insegnare e ad educare, sentono molto il carico di responsabilità proprio del ruolo e talvolta si sentono scoraggiati e demotivati. Insegnare sta diventando sempre più complesso anche a causa di forti difficoltà di comunicazione all’interno della classe.
L’opinione pubblica si sofferma solo sui risultati didattici, sulle competenze spendibili al di fuori della scuola, sulle abilità e conoscenze che rendono uno studente un buon cittadino ma trascura completamente la qualità della relazione educativa nella classe che invece è alla base di un apprendimento formativo.
Vivere in un contesto educativo dove la relazione è conflittuale e la comunicazione difficile crea un sovraccarico emotivo molto pesante che spesso porta l’insegnante al logoramento e allo scoraggiamento.
Molti insegnanti (Polito 2003) lamentano le seguenti difficoltà comunicative:
- difficoltà a comunicare con alunni chiusi, presuntuosi, ammalati di protagonismo, demotivati, prepotenti;
- difficoltà nel far apprezzare la propria materia o l’attività proposta, che a volte viene boicottata; - difficoltà nell’affrontare i conflitti tra gli studenti, i soprusi verso i più deboli, i leader negativi, fenomeni di bullismo e cyberbullismo;
- difficoltà nel far rispettare il proprio ruolo: l’alunno ripreso continua a disturbare, a non portare a termine nonostante i solleciti l’attività proposta, a non partecipare alla lezione nonostante gli inviti;
- senso di frustrazione nel non riuscire a motivare all’apprendimento, a non esaltare i talenti a non coinvolgere gli studenti.
Quando la comunicazione è bloccata è difficile insegnare; e questo dimostra quanto una buona relazione educativa sia fondamentale per la didattica.
Anche gli studenti lamentano delle difficoltà di carattere emotivo e comunicativo con i docenti a scuola e accusano a volte relazioni difficili seppur sono molto sensibili ai sentimenti di stima che i docenti provano nei loro confronti e alle qualità umane del docente.
Gli studenti denunciano (Polito 2003) le seguenti difficoltà relazionali e comunicative:
- preferenze degli insegnanti verso alcuni allievi;
- modalità di svalutazione ironiche e non;
- forme di etichette varie: i più intelligenti, i più disattenti, i più disinteressati;
- il decisionismo assoluto e il mancato coinvolgimento dello studente sui temi della formazione;
- la tipologia delle lezioni molto frontali e poco partecipative;
- messaggi contraddittori e iper-generalizzazioni.
Conoscere queste difficoltà comunicative che sentono gli studenti permette al docente di essere più attento a come comunica. Questo può essere uno stimolo a usare strategie efficaci di comunicazione.
Una prima modalità per superare la difficoltà comunicative è cercare di dialogare sulla funzione formativa della scuola, della materia e delle attività proposte, in modo che lo studente possa avere chiara la funzione formativa degli argomenti che si presentano. Molto utile potrebbe essere la condivisione del percorso formativo, creando in classe una comunità di apprendimento in cui sia l’alunno che il docente diventino apprendisti.
Le modalità di rimprovero e critica non possono non essere messe in atto quando il comportamento dello studente non è adeguato alla vita della classe ma dovrebbero essere costruttive e positive.
Di seguito alcune consigli affinché i rimproveri e le critiche siano efficaci:
- criticare aggiungendo sempre un suggerimento o un’indicazione positiva per aiutare a migliorarsi (“In questa occasione hai commesso un errore ma potresti rimediare nel seguente modo…”);
- inserire quando si rimprovera anche ciò che si sta provando a livello emotivo (“Sono molto seccato, dispiaciuto, arrabbiato di quello che sta succedendo”);
- basarsi sui fatti e non su congetture o proiezioni che inavvertitamente si rischia di fare, evidenziando il comportamento sbagliato e non mettendo in discussione la persona (“In questa situazione ti stai comportando come un….”);
- fare una critica alla volta, utilizzando parole circoscritte, precise e contestualizzate (“In questa situazione hai reagito in modo impulsivo ed hai fatto male al tuo compagno”). Bisogna quindi verbalizzare l’episodio, dare un feedback su come l’episodio tocca a livello emotivo l’insegnante e aggiungere una proposta o un suggerimento di miglioramento.
L’insegnante che sa comunicare efficacemente ha consapevolezza dell’importanza linguistica delle parole e delle modalità di costruzione di una frase. Ad esempio un conto è dire: “Come stai?” e un conto dire “Vorrei sapere come stai”. La frase “Vorrei sapere come stai” dà l’idea della partecipazione e dell’interesse più della frase “Come stai” che appare più fredda e lontana. Le frasi che possono rendere una comunicazione efficace hanno al loro interno parole che esprimono interesse, partecipazione, ascolto e risonanza emotiva.
Un’altra proposta che si può seguire è modulare l’uso dei pronomi personali: quando si esprime stima e apprezzamento è opportuno utilizzare la prima persona (“Il tuo impegno è notevole, sei stato molto preciso”) in modo da esaltare e condividere il lavoro fatto bene, quando si esprime una critica negativa sarebbe meglio utilizzare la terza persona (“Qui c’è un errore o questo comportamento è poco adeguato) che dà l’idea allo studente di potersi riscattarsi e migliorarsi, evidenziando comunque l’errore.
Un docente che sa comunicare riesce a modificare il proprio atteggiamento verso l’altro e la qualità espressiva del proprio vocabolario, inizialmente con un po’ di fatica ma in un secondo momento la comunicazione diventerà spontanea. Ci sono molte frasi negative che possono essere trasformate in positive, migliorandone la valenza educativa.
Si riportano alcuni esempi (Polito 2003):

Frasi di svalutazione Frasi di valorizzazione
Non hai capito niente Vediamo se ho capito il tuo punto di vista
Perché non vuoi mai ascoltarmi Desidero che tu mi ascolti
Sei sempre distratto Osservo che nell’ultima mezz’ora non presti attenzione a quello che sto dicendo. Mi chiedo che ti sta succedendo. Puoi dirmelo?
Sbrigati Hai difficoltà a fare questo nel tempo prestabilito
Non fare così Se fai questo succede quest’altro (presentare le conseguenze)
Smettila di agitarti Ti vedo agitato, ti suggerisco qualche momento di pausa
Smettetela di chiacchiere Capisco che siete stanchi. Vi chiedo qualche altro momento di attenzione
Smettila di interrompermi Prima che cominci a parlare voglio che mi lasci finire di dire la mia opinione
Non sei capace di autocontrollo  Che cosa è successo che ti ha fatto perdere l’autocontrollo?
Sei superficiale Noto che stai sottolineando questi aspetti. Per me sono più importanti altri e te li vorrei descrivere
Non comportarti da bambino So che tu vuoi essere trattato come un adulto e desideri stabilire con me un rapporto di parità. Confrontiamoci
Mi stai dando sui nervi In questa situazione mi sento a disagio. Posso parlartene


Per concludere si vuole riflettere sul fatto che, sebbene all’apparenza il lessico e la costruzione della frase da parte dell’insegnante sembri spontanea e tradizionale, in realtà in classe si trasforma in comunicazione educativo- didattica con precise funzioni e finalità, con specifiche strategie e tecniche la cui correttezza contribuisce alla formazione e valorizzazione della personalità dello studente.
 
 


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