Counseling e Scuola: educare nella complessità

In un tempo molto breve c'è stato il passaggio da una società relativamente stabile a una società caratterizzata da molteplici cambiamenti che hanno portato a una modificazione del paesaggio educativo e dell’orizzonte culturale della scuola e della famiglia, definendo nuovi scenari imprevedibili e, spesso, difficili da controllare.
All’interno del complesso paesaggio educativo diventa necessaria una ridefinizione degli spazi relazionali, soprattutto tra le due principali agenzie formative, scuola e famiglia, secondo un circuito di scambio, di rispetto dei relativi ambiti di esperienza e di valorizzazione delle esperienze.

La complessità che connota, quindi, la vita quotidiana degli studenti e delle loro famiglie rende necessario immaginare un nuovo orizzonte culturale, in cui la promozione della maturazione della persona sia la priorità della comunità educante.
Diventa così necessario che tutti gli elementi del sistema si attivino per promuovere lo sviluppo nella e della comunità, immaginando un progetto evolutivo di crescita e maturazione nell’ottica dell’empowerment e dell’autoefficacia.
Ed è proprio in questo contesto che la pratica del counselling scolastico esprime al meglio le sue caratteristiche come mediatore dei processi di trasformazione, come opportunità di crescita in situazioni “critiche”, come intervento di aiuto per l’individuazione e l’uso delle risorse soggettive e comunitarie disponibili, al fine di creare comunità educative resilienti. 

Fra le finalità di ogni intervento di counselling scolastico c’è quella di valorizzare le risorse dell’individuo, dell’ambiente e della comunità scolastica al fine di permettere agli insegnanti, ai genitori e agli alunni di governare processi di cambiamento all’interno della complessità educativa.

La valutazione come strategia didattica

La nuova valutazione, rimettendo al centro del processo valutativo il percorso formativo dell’alunno, richiede un importante cambio di paradigma. Essa diventa una strategia didattica che, insieme a tutte le altre, concorre al successo formativo dell'allievo.

Agire l’empowerment nella collaborazione tra docenti

Un insegnante che si prende cura del proprio allievo, che lo aiuta nell’acquisizione di competenze di autostima e di autoefficacia ha il dovere di essere consapevole dello stato di sviluppo di questi costrutti dentro di sé.

La didattica a distanza: il luogo non luogo

C’è però ora un’emergenza che scorre sullo sfondo e che riguarda l’aspetto emotivo e relazionale di tutti quei bambini, quei ragazzi che si trovano a vivere in una nuova realtà che è ancora di difficile lettura per tutti.

L’importanza della relazione insegnante-studente nella gestione della classe: il modello di Robert J. Marzano

Robert J. Marzano sostiene che una relazione efficace sia caratterizzata da specifici comportamenti agiti dal docente nella sua attività didattica, atti a comunicare sicurezza, autorevolezza, e consapevoli capacità decisionali e di guida.

La famiglia digitale: del senso di colpa alla relazione

Il nuovo paradigma educativo attualmente messo in atto nelle famiglie registra, innanzitutto, una sempre più evidente riduzione della simmetria dei ruoli di genere; si assiste al passaggio dal ruolo alla relazione, sia tra marito e moglie che tra genitori e figli e aumenta la negoziazione.

Lezioni da tutto il mondo: come le scuole aprono dopo il COVID-19

Mentre in Italia si discute su come riportare gli alunni in classe a settembre, in numerosi paesi sono state avviate riaperture graduali.

Trasformare la ricerca in azione: il modello di gestione della classe di Robert J. Marzano

Gli insegnanti che investono nella qualità delle relazioni interpersonali con i loro allievi hanno, durante un anno scolastico, il 31% in meno di problemi legati alla disciplina, di violazione di regole e di questioni ad esse collegate, rispetto agli insegnanti meno capaci di instaurare efficaci relazioni con i propri studenti.

Il bullismo a scuola

La mancata denuncia degli atti di bullismo è dovuta da un lato dalla paura delle ritorsioni dall'altro dalla regola implicita che è proibito ricorrere ad un aiuto esterno per risolvere i problemi che nascono all'interno di un gruppo.

Il conflitto a scuola

Compito della scuola, quindi non è la riduzione del numero dei conflitti, che vista l’eterogeneità degli studenti, è pressoché impossibile, ma quello di educare gli studenti a risolvere i conflitti in modo costruttivo al fine di soddisfare le proprie esigenze, i propri bisogni e acquisire abilità di risoluzione dei conflitti spendibili all'esterno.

Potere ai docenti o agli allievi ? I metodi tradizionali di risoluzione dei conflitti a scuola

Nel metodo autoritario e in quello permissivo il potere dell’insegnante o dell’allievo gioca il ruolo fondamentale per vincere il conflitto ed ottenere la soluzione migliore per la parte vincente.


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