Ci diamo del TU oppure del LEI

Attualmente assistiamo al diffondersi dell’uso di registri più colloquiali e diretti. Se un genitore si dovesse rivolgere all’insegnante utilizzando il “tu”, l’insegnante potrebbe avere il dubbio su come comportarsi nell’interlocuzione. Proviamo a riflettere insieme sull’argomento.



In questi ultimi anni, con l’evoluzione tecnologica e il velocizzarsi dei tempi e degli stili di interazione, molte consuetudini comunicative si stanno trasformando. Tra queste, con evidenza, quella di utilizzare nella lingua parlata il registro del tu molto più spesso di come si facesse un tempo. L’ambiente scolastico non è immune da questa trasformazione e non è raro trovarsi in situazioni in cui tra insegnanti e genitori si comunichi attraverso il tu. Sebbene si tratti di un fenomeno che riguarda prioritariamente la scuola dell’infanzia e la scuola primaria, il tu potrebbe fare capolino anche nella scuola secondaria. Allora, se un genitore si dovesse rivolgere all’insegnante utilizzando la seconda persona singolare, che fare? Nessuno ci impedisce di rispondere con lo stesso registro, ma spesso siamo in dubbio sul come comportarci. Proviamo a riflettere insieme sulla questione.

A tale scopo, analizziamo le caratteristiche linguistiche e le ricadute relazionali dei due registri comunicativi.

IL TU
. Il “tu” è una allocuzione colloquiale
. Veicola una componente informale, “giovanile”, leggera
. Sottende un atteggiamento confidenziale
. Implica una dimensione affettiva più viva
. Velocizza la comunicazione (“scorciatoia per connettersi” - Ajello 2015)
 
Vantaggi
. Relazione alla pari
. Riduzione delle distanze, “siamo uguali”
. Percezione di intimità e vicinanza (G. Russo, 2013)
. “Siamo amici”
 
Pericoli
. Invasione dello spazio individuale
. Confusione dei ruoli sociali, creazione di "una finta familiarità” (U. Eco 2015)
. Controllo del ruolo sociale tra interlocutori
. Seduzione, “portare l’altro a sé” (avviene spesso tra venditore e acquirente)
. Incoraggiamento dell’idea che le regole possano non essere prese in considerazione
 
 
IL LEI
 
. Il “lei” è una allocuzione di cortesia
. Veicola una componente formale
. Sottende un atteggiamento di rispetto
. Implica una sorta di protezione
  dei rispettivi ruoli sociali
. Implica una sorta di rispetto
  degli “spazi personali”
 
Vantaggi
. Percezione di rispetto
. Protezione dello spazio individuale
. Chiarezza nella distinzione dei ruoli
. “Siamo alleati”
 
Pericoli
. Distacco affettivo
. Senso di superiorità
. Scarsa fluidità comunicativa
. Incoraggiamento  all’applicazione rigida o
  acritica delle regole
 
 

Per decidere se usare il “tu” o il “lei” bisogna prendere in considerazione sia lo scopo comunicativo che l’insieme dei contesti comunicativi in cui potremmo trovarci, avendo presente che, qualsiasi sia il registro che sceglieremo, dovrà poi essere usato in situazioni interattive diverse.
 
In linea generale, un contesto comunicativo è definito dai seguenti elementi: il livello scolastico istituzionale interessato (infanzia, primaria, secondaria) e il luogo in cui avviene lo scambio comunicativo; il tipo e l’insieme degli interlocutori presenti, compreso il loro ruolo sociale; la tipologia dell’incontro, se formale (per esempio riunioni scolastiche, colloqui programmati con i genitori) o informale (per esempio scambio di comunicazioni all’uscita di scuola).
 
Dobbiamo poi considerare lo scopo comune come una sorta di alleanza educativa, un patto educativo che veda genitori e insegnanti corresponsabili e cooperanti, pur con funzioni e ruoli ben distinti e chiari. Facciamo attenzione al fatto che essere “alleati” è ben diverso da essere “amici”.
Cosa intendiamo per “alleanza?”. Si tratta di un patto stipulato – tra due o più parti anche in maniera implicita - per raggiungere un fine comune. Insieme per un progetto comune.
L’amicizia, invece, è un tipo di legame sociale che può prescindere da un contesto comune ed è comunque accompagnato da un sentimento di affetto reciproco e da una “rilevante carica emotiva”.  Che l’alleanza possa poi richiamare alcuni aspetti dell’amicizia è fuori di dubbio, ma lo scopo è la formazione e la crescita sana dei ragazzi, non necessariamente un legame di amicizia tra gli adulti che se ne occupano.
 
Per essere concreti, proviamo a delineare qualche possibile situazione reale in cui potremmo trovarci.
• Se l’insegnante è molto giovane, per esempio, l’uso del tu potrebbe comportare la svalutazione del suo ruolo (percepito/a come nipote? o come figlio/a?); lo stesso ragionamento vale se è il genitore ad essere molto giovane rispetto all’insegnante.
• Se l’atmosfera scolastica è di tipo familiare e un po’ informale, come spesso accade nella scuola dell’infanzia, forse l’uso del tu è più coerente …
• Se si usa il tu in maniera disomogenea (con qualche genitore sì e con altri no), potremmo implicitamente comunicare una nociva differenziazione nelle relazioni.
• Se l’insegnante conosce il genitore da tempo e l’uso del tu è già consolidato tra loro, sarebbe assurdo tornare al lei; ma sarebbe opportuno, comunque, esplicitare agli altri questa conoscenza pregressa.
 
Certo, non è semplice… Questa breve riflessione ci fa comprendere come non ci sia una risposta alla domanda iniziale, non ci sia una ricetta adatta a tutte le situazioni, ma ogni situazione, essendo diversa dall’altra, richiede da parte del docente un’attenta considerazione sulla scelta più funzionale e migliore da fare.

Riferimenti bibliografici
U. Eco, Tu, Lei, la memoria e l'insulto, La Repubblica, 14.09.2015
M. Ajello, Etica e grammatica darsi del lei per salvare ruoli e identità, Il Messaggero, 14.09.2015
G. Russo, Il...TU o il... LEI?, La Strada@webmagazine, 30 maggio 2013
https://it.wikipedia.org/wiki/Alleanza
https://it.wikipedia.org/wiki/Amicizia


M. Loredana La Civita
Insegnante, Formatrice
Counselor professionista dell'età evolutiva


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