Il passaggio come rito di crescita: bambini, emozioni e nuovi inizi
Il cambiamento dalla scuola dell’infanzia alla primaria come esperienza emotiva profonda. Come leggerla, come accompagnarla, come renderla significativa.
I bambini non sempre sanno dare nome o forma alle proprie emozioni, ma sentono con grande intensità l’entusiasmo per qualcosa di nuovo, la paura dell’ignoto, il dispiacere per quello che sta lasciando e la speranza di diventare “grandi”. Dietro a un comportamento oppositivo o silenzioso può nascondersi un’ansia di prestazione, una paura di non farcela, o il timore di essere giudicati.
Spesso ci si concentra sull’inizio della primaria, dimenticando che per molti bambini finire la scuola dell’infanzia è una perdita in quanto si lasciano maestre molto amate, si cambia spazio fisico, si perde un senso di familiarità e competenza acquisita.
Accompagnare questo “lutto evolutivo” è fondamentale per fare spazio al nuovo senza soffocare i vissuti. Diventa fondamentale e generalmente nei progetti di continuità viene fatto in modo puntuale da parte delle insegnanti, creare rituali di saluto, raccogliere ricordi, costruire un ponte simbolico tra i due ambienti.
Il bambino ha bisogno di adulti che non neghino le emozioni, ma le contengano e le rendano significative.
In particolare gli insegnanti e i genitori dovrebbero:
- normalizzare ciò che accade (“È normale sentirsi un po’ confusi o impauriti all’inizio”)
- rassicurare senza negare (“Ci vorrà un po’ di tempo per abituarsi, ma sarò qui con te”)
- creare un clima di fiducia in cui l’errore non sia temuto, ma accolto come parte del processo.
Ecco alcune attività semplici ma efficaci da poter mettere in atto a scuola:
- lettura di libri e storie che parlano di cambiamento
- attività di circle time per esprimere pensieri ed emozioni
- realizzazione di disegni o diari grafici del passaggio per elaborare l’esperienza
- proposta di giochi simbolici che permettano di rappresentare e rielaborare.
Entrare alla primaria non significa solo iniziare una nuova scuola, ma iniziare a percepirsi diversi: più grandi, più autonomi, più “capaci”. Favorire questa trasformazione in modo sano significa non avere fretta e dare spazio all’esplorazione. Non c’è una scadenza entro cui un bambino deve “adattarsi”: ognuno ha il suo tempo, e rispettarlo è il miglior dono educativo che possiamo offrire.
Nel prossimo articolo in arrivo, esploreremo come la continuità didattica possa diventare più che un progetto, un atteggiamento.