Per un nuovo orizzonte educativo: dalla comunità educante allo spazio di ascolto

La complessità che connota la vita quotidiana degli studenti e delle loro famiglie rende necessario immaginare un nuovo orizzonte culturale, in cui la promozione del benessere, inteso non solo come condizione positiva ma come capacità di affrontare situazioni di difficoltà, sia la priorità della comunità educante.



“In un tempo molto breve, abbiamo vissuto il passaggio da una società relativamente stabile a una società caratterizzata da molteplici cambiamenti e discontinuità. Questo nuovo scenario è ambivalente: per ogni persona, per ogni comunità, per ogni società si moltiplicano sia i rischi che le opportunità.” (Indicazioni Nazionali per il curriculum della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione 2012).
Le Indicazioni Nazionali evidenziano come la società attuale sia stata trasformata da profondi mutamenti che vanno a modificare il paesaggio educativo e l’orizzonte culturale della scuola e della famiglia, definendo nuovi scenari imprevedibili e difficili da controllare.
Nella società complessa, gli elementi del sistema, spesso multiformi, aumentano in maniera esponenziale, tanto da renderne difficile la prevedibilità del comportamento e, le gerarchie che mettono in atto, sono spesso implicite, piene di paradossi e di difficile lettura; le relazioni diventano non lineari, a volte non dichiarate e difficili da controllare e da gestire. Allo stesso tempo, la nascita di nuove forme di mediazione tecnologica, modifica le relazioni che le persone instaurano con gli artefatti culturali; tutto diventa più accessibile, più vicino, più veloce, i feedback diventano più immediati, meno lineari e meno comprensibili. C’è un continuo transito dal concreto all’astratto e dall’astratto al concreto e aumenta la distanza tra l'operare del soggetto sull'artefatto e l'intervento dell'artefatto sul mondo e sulle relazioni.  La trasmissione e la diffusione di artefatti (fisici, culturali, informativi) non è più unidirezionale o bidirezionale ma transazionale (Damiano 2013). 
La trasformazione culturale interessa anche la scuola e famiglia, che vedono gli assetti che le contraddistinguevano, modificarsi. Per quanto riguarda i modelli familiari, si assiste ad una trasformazione delle dinamiche intra-familiari legate alla pluri-nuclearità e alla pluri- genitorialità e si registra una sempre più evidente riduzione della simmetria dei ruoli di genere (Fruggeri 2004).
Il passaggio dal ruolo alla relazione, sia tra marito e moglie che tra genitori e figli, aumenta la conflittualità e la negoziazione e il conflitto generazionale, che in passato permetteva ai ragazzi l’acquisizione della propria identità personale o per assimilazione o per contrasto, è sempre più sfumato; emerge e domina il colloquio piuttosto che l’imposizione e la negoziazione di chi fa cosa diventa una costante sia tra i partner che tra genitori e figli. Questo genera spesso confusione e insicurezza e determina conflitti che invece di esplodere, implodono all’interno dei confini familiari.
La scuola, d’altro canto, si trova a dover rispondere a nuovi scenari e a nuove emergenze e, a volte, non riesce a fornire risposte adeguate ai cambiamenti che si avvicendano con grande velocità. Il susseguirsi delle riforme scolastiche, il cambiamento della composizione delle classi in termini multiculturali, lo sviluppo esasperato delle nuove tecnologie e dei social network, le nuove conformazioni dei nuclei familiari, la perdita di prestigio del mestiere dell’insegnante portano con sé nuove sfide e maggiori richieste, provocando effetti di disorientamento e insicurezza. Non di poco conto è anche il cambiamento delle forme di apprendimento: “Oggi l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche spesso non vi è bisogno dei contesti scolastici” (Indicazioni Nazionali per il curriculum della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione 2012).
La scuola si trova davanti a una “rivoluzione epocale”, inevitabile, che la mette nella condizione di ricercare nuovi orizzonti educativi: gli insegnamenti tradizionali non funzionano più e, per coinvolgere attivamente lo studente, “distratto” dalle nuove forme di socialità e dalle nuove tecnologie, diventa necessario ricercare nuove ed efficaci strategie; nello stesso tempo gli insegnanti si trovano di fronte alll’arduo compito di riavvicinare le famiglie alla scuola, ripristinando il patto educativo interrotto.
La complessità che connota quindi la vita quotidiana degli studenti e delle loro famiglie rende necessario immaginare un nuovo orizzonte culturale, in cui la promozione del benessere, inteso non solo come condizione positiva ma come capacità di affrontare situazioni di difficoltà, sia la priorità della comunità educante. Occorre assumere una prospettiva proattiva nei confronti del benessere degli studenti e delle loro famiglie, attraverso azioni mirate e rafforzare le forme di collaborazione e condivisione, superando l'autoreferenzialità e la parcellizzazione delle azioni e facendosi carico di creare le condizioni per la messa a punto di un contesto di crescita sano e inclusivo.
In questo nuovo orizzonte culturale, diventa necessario che tutti gli elementi del sistema si attivino per promuovere il benessere della comunità, immaginando un progetto evolutivo di crescita e maturazione nell’ottica dell’empowerment e dell’autoefficacia.
I bisogni di cittadinanza, di inclusione, di empowerment, di relazione e di speranza dovranno essere considerati fattori protettivi per il benessere della comunità.
Come asserisce Amerio (2000), per favorire il benessere è necessario attivare cambiamenti nel setting sociale nel quale si muove l’individuo, in quanto la responsabilità di risoluzione dei problemi è plurale, spetta cioè sia al singolo che al gruppo. Secondo la psicologia della comunità, per recuperare la distinzione tra società e comunità teorizzata da Tonnies, (1887) occorre accrescere il ruolo della comunità locali nell’educazione dei bambini, non delegando l’intera responsabilità a genitori e insegnanti.
Il concetto di comunità teorizzato da Tonnies, prevede l’armonizzazione dei valori positivi della collaborazione, della solidarietà e delle relazioni interpersonali e considera  gli interventi degli insegnanti, dei genitori e degli enti locali utili per favorire l’integrazione e la valorizzazione delle risorse e delle competenze di ognuno. Diventa importante sviluppare, quindi, un senso di responsabilità sociale e, contemporaneamente, aumentare il senso di empowerment delle comunità locali che, attraverso esperienze dirette di esercizio di potere, sperimentano la possibilità di modificare situazioni critiche.
Diversi studi (Bandura 1989, Zani, Cicognani 1999) dimostrano come sia le variabili di ordine personali che le capacità dei contesti educativi (famiglia, scuole, servizi ricreativi) possano sostenere la crescita del minore, sviluppando l’autostima, il senso di appartenenza, l’autoefficacia, l’esercizio di controllo sul proprio ambiente, il locus of control interno, meccanismi di coping.
Le metodologie che connotano gli interventi della psicologia di comunità partono dall’assunto che la partecipazione e il coinvolgimento diretto delle persone alle prassi di cambiamento siano risorse fondamentali per ridurre il divario della concezione di benessere tra gli operatori e i destinatari dell’intervento. Pertanto, i legami tra persone che condividono un orizzonte culturale comune sono fondamentali per offrire opportunità di crescita in contesti educativi empowering e prendono vita all’interno di due direttrici di riferimento: il lavoro in rete e il lavoro per progetti. Attraverso il lavoro in rete, si possono realizzare connessioni efficaci, in cui la qualità delle relazioni tra le agenzie del territorio e l’operare congiunto danno valore all’interprogettazione e alla cooperazione comune in vista della risoluzione dei problemi sociali.
Diventa fondamentale conoscere ed utilizzare le risorse del territorio per promuovere il cambiamento sociale e nel quale, il concetto di relazione (Di Fabio 2004), diventi rete di sostegno per le scuole e le famiglie.
Da queste riflessioni è nata l’avventura dello Spazio di Ascolto per genitori e insegnanti, in collaborazione con l’Associazione Biblioteca dei Piccoli Onlus e il Comune di Fiumicino.


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