Gestire la classe: comunicare, relazionarsi e organizzare

Ma cosa significa gestire una classe? Iniziamo da cosa non è. Non è mantenere la disciplina, correggere delle condotte inopportune, richiamare che si muove senza permesso o minacciare gli alunni che mettono in atto comportamenti inadeguati. Gestire una classe significa promuovere un clima di classe positivo, incoraggiare la partecipazione dei propri alunni alle attività di classe, favorire l’autonomia e la responsabilità.


Fredric H. Jones (1987) nel suo saggio “Positive classroom discipline” asserisce che gli insegnanti si trovano a prendere ogni giorno circa 500 decisioni in merito alla conduzione e gestione della classe; questo rende il loro lavoro secondo, come complessità e difficoltà, a quello dei controllori di volo del traffico aereo.
Già circa trenta anni fa era chiaro come il lavoro dell’insegnante si dovesse inserire in un’ottica di complessità ecologica, in cui i contesti educativi dovessero essere analizzati in termini sistemici e di relazione, nei quali i bambini non potessero più essere considerati come una tabula rasa all’interno di un ecosistema.
Se ripensiamo alle modalità di gestione della classe delle nostre maestre, fino ai primi anni 80, ricordiamo sicuramente l’aspetto lineare della conduzione della classe: se ad esempio veniva assegnata una nota disciplinare la conseguenza sarebbe stata che il genitore si sarebbe schierato con il docente, rinforzando l’azione dell’insegnante a casa. Se oggi viene assegnata una nota, la conseguenza non è lineare ma è imprevedibile, impensabile, a volte immaginabile.
Da questo esempio si può desumere come attualmente per un insegnante non è più possibile gestire le situazioni in modo lineare ma le deve inserire in un’ottica di complessità.
Diventa così fondamentale conoscere e avere consapevolezza di pratiche educative che possano essere utili nella gestione della classe, che possano creare un clima scolastico positivo e permettere di governarne la complessità.
Ma cosa significa gestire una classe? Iniziamo da cosa non è. Non è mantenere la disciplina, correggere delle condotte inopportune, richiamare che si muove senza permesso o minacciare gli alunni che mettono in atto comportamenti inadeguati.
Gestire una classe significa promuovere un clima di classe positivo, incoraggiare la partecipazione dei propri alunni alle attività di classe, favorire l’autonomia e la responsabilità.
Gli insegnanti già sanno che questo è possibile solo se si acquisiscono competenze comunicative, relazionali e organizzative di livello.
Un insegnante che utilizza una modalità efficace di gestione della classe sa padroneggiare le regole e le tecniche della comunicazione educativa; è in grado di decifrare i messaggi verbali, non verbali e para-verbali che caratterizzano il messaggio comunicativo dello studente; sa mettere in atto una interazione comunicativa in cui ci sia congruenza tra l’aspetto verbale, para-verbale e non verbale di un messaggio; sa utilizzare il messaggio-io e le tecniche della riformulazione e del rispecchiamento. Da un punto di vista della comunicazione didattica esprime i messaggi in modo chiaro e preciso: spiega sempre cosa uno studente dovrà fare, quali comportamenti verbali saranno consentiti e quali saranno le modalità per partecipare alle attività proposte. Conosce i fattori che inibiscono la comunicazione quali ad esempio ordinare, comandare, esigere, minacciare, giudicare, criticare disapprovare, biasimare e cerca di valorizzare l’intervento degli allievi, senza svalutare mai la persona.
Un’altra dimensione molto importante nella gestione della classe è la capacità relazione. Diverse ricerche confermano che gli insegnanti che riescono ad avere buone relazioni con gli alunni hanno nell’anno scolastico il 31% in meno di conflitti in classe e problemi disciplinari. Per promuovere una relazione positiva è importante ricercare delle situazioni di interazione con lo studente durante i momenti ricreativi, manifestare interesse verso la vita degli alunni per personalizzare il rapporto e mostrare fiducia, rispetto e attenzione. L’insegnante dovrebbe porsi come un modello sociale positivo, mettendo in atto dei comportamenti pro-sociali come l’ascolto, l’empatia, l’aiuto.
Per concludere non si può non considerare importante la dimensione dell’organizzazione scolastica. Un insegnante efficace nella gestione della classe, sa gestire il tempo della giornata scolastica (sa come passare da un’attività all’altra, come dare ritmo ad una lezione, come gestire i tempi dell’apprendimento); sa gestire e curare gli spazi (la disposizione dei banchi, la collocazione dei materiali e degli arredi, l’uso degli strumenti); sa regolare la partecipazione degli alunni (conferire gli incarichi, dare le regole, prendere decisioni); usa metodologie di didattica attiva, orientate all’apprendimento in gruppo.
L’insegnante 3.0 sa mettere in atto processi riflessivi e auto-valutativi per consolidare sempre più queste dimensioni e governare la complessità che caratterizza il sempre più articolato ruolo del docente.


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